Il mondo deve sapere

Lo spettacolo

Debutta il 28 aprile al Piccolo Eliseo Patroni Griffi IL MONDO DEVE SAPERE – romanzo tragicomico di una telefonista precaria (dal romanzo omonimo di Michela Murgia da cui Paolo Virzì ha tratto il suo film Tutta la vita davanti)
Il progetto è stato voluto e adattato da Teresa Saponangelo, in scena con Fortunato Cerlino e Carmine Borrino, con la collaborazione di Gianluca Greco e David Emmer (regista dello spettacolo).

Lo spettacolo, adattamento teatrale del libro di Michela Murgia nato da un blog tematico sul lavoro, mette in scena la “tragicommedia quotidiana del lavoro precario”: è il diario in presa diretta di un mese vissuto nell’inferno del telemarketing, ma raccontato in modo estremamente ironico. 
Partendo dall’esperienza privata in un call center, si arriva a parlare più in generale di un modello lavorativo che soltanto in Italia impiega quasi 200.000 persone, il più delle volte vincolate da un contratto capestro.
Per lo più si tratta di donne, donne di tutti i tipi, che spesso si vergognano di dire agli amici e conoscenti che tipo di lavoro fanno, che si danno da fare nell’ombra di un ufficio piccolissimo, suddiviso in postazioni piccolissime, all’incirca la metà di un banco di scuola, dove c’è spazio solo per un pc e un telefono, con la faccia rivolta-schiacciata- ad un muro, messe tra loro in competizione, divise solo da un sottile pezzo di compensato.
Un ambiente costretto e claustrofobico, che tanto ricorda le batterie dei polli di allevamento, dove  le operatrici offrono buoni omaggio alle casalinghe, sperando che poi i venditori (squali!) riescano ad appioppare alle sventurate signore un elettrodomestico. La parola è lo strumento e la chiave di volta delle ‘lavoratrici precarie’, ma è  la violenza delle parole a essere messa in scena.
Violenza tra azienda e venditori, violenza tra venditori e possibili acquirenti.
Le parole si gonfiano e si sgonfiano a seconda del peso specifico e del contenuto.

“Nella nostra scatola lager, viene rappresentato un mondo nel quale si vive di slogan altisonanti. Parole che  si gonfiano e si sgonfiano, volano e ricadono, come polvere, come palloncini, come un mappamondo gonfiabile nelle mani di un clown. Tutto ruota intorno alla parola successo , che nella pratica si traduce in un certo numero di appuntamenti fissati. Niente appuntamenti, niente successo, niente guadagno. Tra riunioni settimanali di motivazione e tecniche di dissimulazione telefonica; tra dimostrazioni e viaggi premio, l’intento è di raccontare la precarietà, cercando di far ridere, fino alle lacrime”
[David Emmer]

Teatro Eliseo

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